di: Nicola Baldoni.

Non c’è niente di male a essere italiani, ma è proprio indispensabile andarlo a dire in giro?
L’appello all’italianità – come quello che trionfa nell’ultimo spot della Panda – è l’ultima risorsa del
disperato. Quando un popolo è raso al suolo, quando vorresti grattare il fondo del barile ma te lo sei
impegnato, ecco, allora sai che qualcuno tirerà fuori che essere italiani vince su tutto. Soprattutto
sulla miseria che vivi e su chi ne ha colpa. Dimenticala, lavora.
“Quante italie conosciamo?” ci chiede la voce fuori campo. In un minuto e 30 secondi
di spot ci sono circa 70 stacchi di montaggio, perché lussureggiante è la patria e innumerevoli
immagini servono a raccontarci. Quindi, mentre la Panda viene modernissimamente assemblata,
vediamo moka, pummarola, golfo di Napoli, marmo di Carrara, Pulcinella, panni stesi, un bimbo
che corre col tricolore a mantello e – fuori dall’inquadratura – il prelato che lo rincorre, indi la
fregna, ma non la fregna berlusconiana a cui eravamo abituati, no, qui c’è la fregna che lotta contro
la recessione per orgoglio e amore della famiglia, sobria.
Che fa? Allaccia il grembiule al pupo, abbraccia marito e suocera, e poi, mentre la Panda
corre per autostrade e borghi medioevali, la fregna lavora con gioia che non vi dico alla catena di
montaggio. Una pacchia. “Perché ogni giorno in Italia qualcuno si sveglia e mette nel suo lavoro
talento, passione, creatività” e allora, maledetto, mentre la fregna è così socialmente impegnata,
mentre l’Italia è il marmo di Michelangelo, il tornio del metallurgico e il “giovane che cerca un
futuro”, tu, stronzo, ti vuoi comprare un’auto giapponese?
Un tempo gli spot spiegavano che se acquistavi il giusto telefonino avresti avuto un sacco
di amici, ora ti viene venduta un’auto lucrando sui sensi di colpa. Se prendi una Panda non tradirai
il giovane che inchioda sportelli e cerchioni non sputerai sulle tue radici. Ricorda, ogni volta che
compri una Toyota Silvio Pellico piange.
Essere italiani, da armiamoci e partite, a fregatene dell’articolo 18 e acquista. Non perdere
tempo a discutere il contratto “questo è il momento di ripartire”. Siamo italiani, non disoccupati,
amministratori delegati, precari, management che tratta gli accordi sindacali come carta da culo,
no, solo italiani. La patria cancella ogni differenza, è la notte dove tutte le vacche sono nere. E, tra
l’altro, ti stanno cacando addosso. L’Italia è il paese che amo, e anche da Predappio c’è una vista
della Madonna.

 

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/category/archives/misfatto/